Chris Cornell è morto

Tom Morello, che formò insieme a Chris Cornell il supergruppo degli Audioslave, ha scritto una poesia dedicata al compianto musicista di Seattle. Il chitarrista dei Rage Against The Machine ha pubblicato i versi sui suoi canali social ufficiali, come accompagnamento a una foto che lo ritrae proprio insieme a Chris Cornell e agli altri due membri degli Audioslave, il bassista Tim Commerford e il batterista Brad Wilk.

You’re a prince, you’re a snare, you’re a shadow

You’re twilight and star burn and shade

You’re a sage, you’re a wound shared, you’re masked

You’re a pillar of smoke, you’re a platinum heart

You’re a brush fire, you’re caged, you’re free

Your vision pierces, you do not see

You are pieces strewn on the hillside

You’re open armed, you’re armed, you’re true

You’re a revealer of visions, you’re the passenger, you’re a never fading scar

You’re twilight and star burn and shade

You’re the secret veiled, you’re the secret revealed, you’re surrounded no more

You’re not there, now you’re always here

Youre a handsome groom, a loving father, a haunted stairwell

You’re the clear bell ringing, the mountains echo your song

Maybe no one has ever known you

You are twilight and star burn and shade

Ciao Chris … sei tra i grandi ….

Cadillac

Cadillac, Cadillac
Long and dark, shiny and black
Open up your engines let ‘em roar
Tearing up the highway like a big old dinosaur

l’amore, la nostalgia,

il ricordo, la festa,

la speranza, il fiume,

la strada, la cadillac,

le spiaggie della east coast, il bar,

l’autostrada, l’atmosfera festosa da gita al mare

battito di mani,  voci di sottofondo e il solito sax

Scendi dall’auto stronzo.

Musica che ti squarcia dentro

reale e tangibile il desiderio di riscatto,

di ribellione verso il sole nascente

e quella devastante idea per cui i sogni,

il più delle volte,

vanno inseguiti e vissuti.

 

Train, Train

Well, train, train, take me on out of this town
Train, train, Lord, take me on out of this town
Well, that woman I’m in love with, Lord, she’s Memphis bound

Si intravedono segnali di fumo all’orizzonte mentre il suono torrido di un’armonica ci annuncia l’arrivo

Un groove contagioso prepara la strada ferrata

non è attrice estranea alla vita

ma lo spirito roco e alcolico di questa polverosa via

contagiata dalla febbre del rock.

Il ritornello non ha l’anima del refrain sontuoso ed elegante.

Incitati dai battiti delle mani ci addentriamo nella riserva di caccia

Danza con spavalda esuberanza e,

ululando come il lupo della steppa

unisce la propria forza tribale

in un coro appassionato.

Una sensazione di tristezza

alimentata dai suoni blues della chitarra

si impossessa delle liriche

come una fiamma tremolante

luminosa sullo sfondo morente.

Highway song… you sing it on and on… on and on…
Highway song… is as lonely… as the road I’m on…

E’ una strada dove viaggiamo

trasportati da arpeggi tristi

assoli alti che scuotono i nostri ricordi

rievocati da un narratore appassionato.

Il cuore vibra di emozioni intense nel suo crescendo

lasciando una scia di malinconia infinita

possiamo quasi toccare

i vibrati ci avvolgono

una melodia dalle sfumature tristi ed eleganti

vivide e struggenti.

Il ritmo diventa serrato, frenetico….

e … lentamente svanisce.

… perché … The Road Is My Home.

Buonanotte

Una strada che lascia intravedere un nuovo orizzonte il barlume di un’alba nuova, fatta di maggior libertà e del raggiungimento di grandi obbiettivi.

Uno splendido e romantico sodalizio tra pianoforte e sax tenore… come se fossero una sola persona, ma comunque sempre distinte.

Buonanotte.

Kompost

Formazione di tipo freak-lisergica che pesca a piene mani nella tradizione progressive, non dalla scuola inglese, con una spiccata componente sociopolitica che attraversa i suoni acid e folk blues.

Sono i Flowers Must Die, formazione svedese che prende il nome da una celebre suite degli Ash Ra Tempel, è il loro quinto album ed è un poderoso disco psichedelico tipico del 2017.

Suono contaminato dal tipico krautrock degli Amon Düül II e Can con il free jazz e acid rock saturo di doom e loop elettronico, il mantra heavy d’apertura “Källa Till Ovisshet” lascia subito ampio spazio ad uno space funk, con i fraseggi vocali della cantante.

In un continuo crescendo, seguono echi degli Stooges di “Fun House” con “After Gong”, ed è il sax acido e ossessivo a fare da trama principale, e poi una psichedelia che muta e che prende forma attraverso delle sinistre percussioni.

Sembra quasi di assistere a delle battaglie intergalattiche a suon di feedback e synth modulari con  chitarre distorte che guardano a Oriente.

“Don’t You Leave Me Know” e “Svens Song”, fanno da brevi intermezzi ambient-notturni mentre si assiste all’apocalisse del cosmo.

Un bel disco che potrebbe servire a farci osservare l’universo in modo diverso come se fossimo in sella ad un missile.

Il fuoco che ti scorre dentro

In questo caso la scintilla è la Passione

il fuoco che nasce prende il nome di Blues.

Il suono è rosso, robusto e granitico

un suono oscuro e malato

dall’impatto travolgente e carico di debordante sensualità.

Spogliato delle sue velleità intellettuali

riportato alla sua essenza più fisica e primordiale

incanalando l’incandescente materia all’interno del formato canzone.

Dolce, suadente, ricco

in grado di esplorare tutta la grandezza ed al contempo la miseria dell’animo umano.

Voci profonde, potenti e cariche di anima.

un misto di agrodolce, amore/odio, lucida follia.

Piccole gemme da conservare

da far ascoltare a una ristretta cerchia di persone

che possano davvero capire in silenzio

senza troppi commenti superflui.