Solitary Man

Melinda era mia, fin dal momento che l’ho trovata,
Stretta a Jim, mentre lo amava.
Poi arrivò Sue, mi amava intensamente, questo è quello che ho pensato.
Ma lo e Sue, anche questo finì.

Non so cosa farò, fino a che non troverò,
Una ragazza che vuole rimanere e non giocherà alle mie spalle.
Sarò quello che sono,
Un uomo solitario, uomo solitario.

Ne ho avuto abbastanza di starequi,  amore è una piccola parola,
Una cosa part-time, un anello di carta.
So che è stato fatto, avere una ragazza che mi ama,
Giusto o sbagliato, debole o forte.

Non so cosa farò, fino a che non troverò,
Una ragazza che vuole rimanere e non giocherà alle mie spalle.
Sarò quello che sono,
Un uomo solitario, uomo solitario.

Non so cosa farò, fino a che non troverò,
Una ragazza che vuole rimanere e non giocherà alle mie spalle.
Sarò quello che sono,
Un uomo solitario, uomo solitario.

Belinda was mine ‘til the time that I found her
Holdin’ Jim
And lovin’ him
Then Sue came along, loved me strong, that’s what I thought
Me and Sue,
But that died, too
Don’t know that I will but until I can find me
A girl who’ll stay and won’t play games behind me
I’ll be what I am
A solitary man
Solitary man
I’ve had it here, being where love’s a small word
A part time thing
A paper ring
I know it’s been done havin’ one girl who loves me
Right or wrong
Weak or strong
Don’t know that I will but until I can find me
The girl who’ll stay and won’t play games behind me
I’ll be what I am
A solitary man
A solitary man
Don’t know that I will but until love can find me
And the girl who’ll stay and won’t play games behind me
I’ll be what I am
A solitary man
A solitary man

The Old Man Down the Road

He take the thunder from the mountain
 
He take a lightning from the sky 
He bring a strong man to his begging knee 
He make the young girl’s mama cry. 

You got to hidey-hide 
You got to jump and run 
You got to hidey-hidey-hide
 
The old man is down the road…
He got the voices speakin’ riddles 
He got the eye as black as coal 
He got a suitcase covered with rattlesnake hide 
And he stands right in the road.

You got to hidey-hide 
You got to jump up run away 
You got to hidey-hidey-hide 
The old man is down the road.

He make the river call your lover 
He make the barking of the hound 
Put a shadow ‘cross the window 
When the old man comes around.
 

You got to hidey-hide 
You got to jump and run again 
You got to hidey-hidey-hide 
The old man is down the road

The old man is down the road.
 You got to, you got to, you got to hidey-hidey-hide.

Dead Of Night

Il sole tramonta, un’altra notte senza sogni – sei proprio al mio fianco
Mi svegli, dici che è tempo di cavalcare, nel cuore della notte
Strana strada del canyon, strano sguardo nei tuoi occhi – li chiudi mentre voliamo – mentre voliamo
Stark, città vuota – Luci della città di Carson – il bambino si fa grande
Spendi i soldi di Johnny, fai un altro giro – ridiamo finché non piangiamo
Dici di andare veloce, dico tieniti forte
Nel cuore della notte – nel cuore della notte
Vedi – guarda i ragazzi mentre passano
Vedi – guarda i ragazzi mentre passano
Basta fare il ragazzo-
Sei estati fà, un’altra notte senza sogni – non sei al mio fianco
Graffia la luna con un sorriso familiare – macchiato nella mia mente
Qualche altra città, la vita di qualcun altro – morto nella notte – nella notte
Vedi – guarda i ragazzi mentre passano
Vedi – guarda i ragazzi mentre passano
Basta fare il giovane –

Jet Propelled Photographs

C’erano una volta, nel 1967, i Soft Machine, gruppo che si contendeva le attenzioni del pubblico psichedelico con dei giovanotti chiamati Pink Floyd, ma che non ebbe la fama di questi ultimi pur avendo inventiva e capacità tecniche equivalenti (o superiori?).

Questo album raccoglie i loro primissimi lavori (precedenti dunque al primo LP ufficiale, “Volume One“). Senza gli strani cambi di tempo della traccia omonima, e le rapide e fresche percussioni di “I Should ‘ve Known” che sorreggono la lunghissima improvvisazione di Allen, é difficile pensare che questo gruppo qualche anno dopo sarebbe diventato uno dei maggiori esponenti del rock progressivo insieme ai King Crimson. Le altre canzoni infatti, rientrano di diritto nell’ambito della psichedelia pur tradendo le influenze più disparate.

Forse quest’album non sarà un capolavoro, forse non sarà innovativo quanto il contemporaneo “The Piper At The Gates of Dawn“, ma rimane pur sempre una raccolta di canzoni incredibilmente interessanti.

 

Érase una vez, en 1967, Soft Machine, un grupo que compitió por la atención del público psicodélico con jóvenes llamados Pink Floyd, pero que no tenían la fama de este último a pesar de tener inventiva y habilidades técnicas equivalentes (¿o mejor?) .

Este álbum recoge sus primeros trabajos (por lo tanto, antes del primer LP oficial, “Volumen uno”). Sin los extraños cambios de tiempo de la pista homónima, y ​​las rápidas y frescas percusiones de “I should ‘have Known” que respaldan la muy larga improvisación de Allen, es difícil pensar que este grupo se convierta en uno de los principales exponentes del rock progresivo unos años más tarde. junto con el rey carmesí. Las otras canciones, de hecho, caen directamente en el campo de la psicodelia mientras traicionan las influencias más dispares.

Quizás este álbum no sea una obra maestra, quizás no sea tan innovador como el contemporáneo “The Piper At The Gates of Dawn”, pero aún así sigue siendo una colección de canciones increíblemente interesantes.

 

 

Bari(centro)

 

Nel 1976 il panorama è abbastanza ben definito, la maggior parte dei gruppi prog o alternativi sono sciolti o hanno scelto un rigoroso silenzio e nelle classifiche imperversano “Ramaya, Sei forte papà, Johnny Bassotto”, insomma una controrivoluzione musicale prima dell’arrivo di quell’uragano chiamato Punk.

Da Bari viene fuori questo album “Sconcerto” ad opera di tre “terroni” baresi: Francesco e Giovanni Boccuzzi, Antonio Napolitano, con in più il batterista Piero Mangini.

Sconcerto” e registrato a Roma in soli due mesi (dicembre 1975 e gennaio 1976) per la prestigiosa discografica EMI , questo lavoro si pone sin dalle note di copertina come perfettamente aderente al suo tempo storico:
“La capacità comunicativa della musica strumentale […] esiste nella misura del suo essere sociale e nel rapporto di funzionalità che riesce a stabilire con la realtà a cui si ricollega. […] Rinnovare le concezioni del linguaggio finisce quindi per diventare, consapevolmente o no, un lavoro ideologico”

La solidità e la bellezza di questo disco sono esclusivamente affidate al lirismo della composizione ed alla metronomica onestà della sua esecuzione: tutto questo senza mai però, perdere in comunicatività, in poetica o in autonomia espressiva.
Sin dalla simpatica copertina di Leonardo Bellezza, si capisce che tra i solchi ascolterete musiche venate di forte e solare mediterraneità.

Sconcerto” va ascoltato tutto d’un fiato e poco conta che io vi dica quali sono i pezzi più significativi, perché la sua complessiva omogeneità parla da se.

Dissero del Baricentro che assomigliavano ai Weather Report. A parte il fatto che non è vero ma, anche se fosse… vi pare poco?

En 1976 el panorama está bastante bien definido, la mayoría de los grupos progresivos o alternativos están sueltos o han elegido un silencio estricto y en la clasificación “Ramaya, Sei forte papà, Johnny Bassotto” se desata, en resumen, una contrarrevolución musical antes de la llegada de ese Huracán llamado Punk.
De Bari viene este álbum “Sconcerto” de tres “terroni” de Bari: Francesco y Giovanni Boccuzzi, Antonio Napolitano, más el batería Piero Mangini.

“Sconcerto” y grabado en Roma en solo dos meses (diciembre de 1975 y enero de 1976) para el prestigioso disco EMI, este trabajo surge de las notas de portada como perfectamente adherentes a su época histórica:
“La capacidad comunicativa de la música instrumental […] existe en la medida de su ser social y en la relación de funcionalidad que logra establecer con la realidad a la que está conectada. Por lo tanto, renovar las concepciones del lenguaje termina convirtiéndose, conscientemente o no. , una obra ideológica ”

La solidez y la belleza de este disco se confían exclusivamente al lirismo de la composición y a la honestidad metronómica de su ejecución: todo esto sin perder nunca, sin embargo, la comunicación, la poesía o la autonomía expresiva.
Desde la bonita portada de Leonardo Bellezza, entendemos que entre los ritmos escucharás música teñida de un fuerte y soleado Mediterráneo.
“Sconcerto” debería escucharse de una sola vez y poco importa que te diga cuáles son las piezas más significativas, porque su homogeneidad general habla por sí misma.
Dijeron del Centro de gravedad que se parecía al Informe meteorológico. Aparte del hecho de que no es cierto, pero, incluso si lo fuera … ¿te parece poco?
 

 

Abbiamo tutti un blues da piangere

 

La tragicità della musica italiana consiste nel fatto che spesso ci si dimentica completamente delle sue vette più elevate (sempre che non siano completamente ignorate). lI Perigeo fa parte di questa categoria insieme a tante altre stelle di un firmamento italiano che, tuttavia, viene eclissato dal vincitore di turno di Sanremo.

Formato da musicisti di primissimo livello e capitanati dal contrabbassista Giovanni Tommaso, il Perigeo sorge nell’ormai lontano 1972 ottenendo subito consensi con l’ottimo album d’esordio “Azimut”. Con “Abbiamo Tutti un Blues da Piangere“, un anno più tardi, il gruppo impone al proprio stile una svolta improntata verso il jazz-rock, anche se risulta poco serio cercare di inquadrare in binari diritti una proposta che varia dal rock alla fusion, dal progressive al funky, e gli accostamenti con band più note quali Weather Report, Soft Machine e Area non possono che dare un’idea vaga e in potenza fuorviante della musica del Perigeo.

Dire banalità, come il fatto che occorrono ripetuti ascolti per comprendere la musica di Abbiamo Tutti un Blues da Piangere sarebbe comodo.

La musica del Perigeo va vissuta e, piuttosto che tediare oltremodo con descrizioni che comunque non possono avvicinarsi nemmeno lontanamente ad un capolavoro come questo, preferisco consigliare di munirsi di cuffie e di trasformarsi il più presto in ascoltatore e di far gioire per circa tre quarti d’ora la propria anima con sette canzoni sempre attuali che meritano di tornare alla ribalta, così come il gruppo merita di essere riscoperto.

Escluse le successive reunion, il Perigeo resterà in vita fino al 1978 e nel frattempo riuscirà a raggiungere vette forse ancora più elevate di Abbiamo Tutti un Blues da Piangere. Di certo, non c’è un album che non meriti di essere ricordato e che non abbia un posto nell’Olimpo della musica italiana, quella grande.

La tragedia de la música italiana consiste en el hecho de que a menudo nos olvidamos por completo de sus picos más altos (siempre que no se ignoren por completo). El Perigeo es parte de esta categoría junto con muchas otras estrellas de un firmamento italiano que, sin embargo, es eclipsado por el ganador de Sanremo.

Formado por músicos del más alto nivel y encabezado por el contrabajista Giovanni Tommaso, Perigeo nació en 1972, ganando inmediatamente la aprobación con el excelente álbum debut “Azimut”. Con “We have all a Blues to Cry”, un año después, el grupo impone a su estilo un punto de inflexión orientado hacia el jazz-rock, incluso si no es muy serio tratar de enmarcar en pistas rectas una propuesta que varía de rock a fusión, de progresivo a funky, y las combinaciones con bandas más populares como Weather Report, Soft Machine y Area solo pueden dar una idea vaga y engañosa de la música de Perigeo.

Para decir trivia, como el hecho de que se necesita escuchar repetidamente para comprender la música de We All a Blues to Cry sería cómodo.
La música de Perigeo debe ser vivida y, en lugar de ser extremadamente aburrida con descripciones que de todos modos ni siquiera pueden acercarse remotamente a una obra maestra como esta, prefiero aconsejar al lector que use auriculares y se convierta en un oyente lo antes posible y que la gente se regocije por unos tres Un cuarto de hora su alma con siete canciones intemporales que merecen volver a ser el centro de atención, tal como el grupo merece ser redescubierto.

Excluyendo las reuniones posteriores, el Perigee permanecerá vivo hasta 1978 y, mientras tanto, logrará alcanzar picos tal vez incluso más altos que We all have a Blues to Cry. Ciertamente, no hay un álbum que no merezca ser recordado y que no tenga un lugar en el Olimpo de la música italiana, el grande.