Visioni in musica, David Lazzaretti

220px-Davide_lazzarettiIo sono, e chi egli sia nol so, ma sono
Colui che essere dovrò chi ero in prima.
Ma prima me non conoscevo me stesso,
Ma or che conosco me, non so chi egli ero,
E colui ch’era in me, non è più meco.
Perché or son Seco a chi con me prim’era,
Ed essendo Seco, opro con Seco,
Ed egli opra con me, come opro in lui,
E lui opra con me come in sé stesso,
Per cui me stesso opro in voler di lui.

David Lazzaretti nasce ad Arcidosso (Gr) il 6 novembre 1834, secondogenito di sette fratelli. Abitavano umilmente in Arcidosso, nella casa paterna situata proprio sotto l’attuale Torre dell’Orologio. David era da piccolo sveglio e vivace; apprese a leggere e a scrivere all’insegnamento del parroco della chiesa di S. Leonardo, un austero tempio di paese, che oggi si presenta non granché modificato rispetto ad allora.

Nel 1868 ha delle crisi mistiche, determinate da visioni di intensa suggestione, che ne modificano totalmente il carattere e la personalità. Si autoconvince a dover assolvere ad una missione divina, aderisce con tutto il suo fervore alla Chiesa cattolica, inizia ritiri, digiuni ed altre pratiche ascetiche, si impegna attivamente nella costruzione di un santuario in Arcidosso e di un eremo sul monte Labbro, che è l’altura più meridionale del gruppo del Monte Amiata.

Il successo che incontra fra le masse, in particolare fra i contadini, è grandissimo. Dapprima fu assecondato dal clero e dai vescovi della zona. Non poteva essere altrimenti in considerazione del fatto che quando David predicava a monte Labbro, tutte le chiese della montagna rimanevano pressoché deserte. Divenne per tutti coloro che ebbero modo di conoscerlo il “Santo David”.

Ma le esperienze più esaltanti di David Lazzaretti, quelle che rappresentarono una forma di concretizzazione del Vangelo cristiano, furono senza dubbio il campo di Cristo e la Comunità delle Famiglie Cristiane. Si tratta di due esperienze collettive di lavoro comune e di comunione dei beni, con implicazioni sociali di tutta evidenza.

Ottanta famiglie del territorio amiatino si erano dunque organizzate, sotto la guida di David, per dar luogo ad un esperimento associativo, che nessuna ispirazione avrebbe potuto trarre dalle prime matrici ideologiche socialiste, allora sconosciute a David Lazzaretti, e non solo a lui. Solo il senso della solidarietà e della fraternità era dunque alla base di questa audace struttura collettivistica, le cui affinità con le filosofie sociali e marxiste rimangono sorprendenti, per non dire precorritrici. Certe iniziative sorte nell’ambito della comunità creata da David Lazzaretti sono state spesso ricordate come innovative e largamente progressiste:  le stesse regole interne contemplavano non solo la distribuzione del prodotto della terra secondo l’apporto lavorativo e secondo il grado di bisogno, ma anche istituti di avanzata democrazia come l’estensione del diritto di voto alle donne, quando ancora ciò non avveniva a livello istituzionale, l’organizzazione di scuole gratuite e obbligatorie, nonché l’esercizio di funzioni giurisdizionali limitate alle controversie economiche della struttura.

La vita del Lazzaretti si sarebbe conclusa tragicamente il 18 agosto 1878 in seguito ad un’ispirazione profetica. Venne disposta una processione che dal Monte Labbro giungesse in Arcidosso e lungo la strada si formò un corteo di 3000 persone ma quando entrarono nell’abitato trovarono uno schieramento di carabinieri ed in un momento di particolare tensione aprirono il fuoco uccidendo, colpito alla fronte, il Lazzaretti ed altre persone.

 

 

 

 

Annunci

Mane e mane (Emozione e poesia pura)

‘Na stella guard’o munno
E dint’o munno se perde
E chi è tempesta ‘e notte
Mare addiventa
E l’acqua ‘nfonn’ ‘e pann’
E arrugginisc’ ‘e cannune
Neve d’ ‘o deserto
Salvi lo vesuvio
Mane e mane
Int’ ‘a stu fridd’ che fa
‘O viento ca vene
‘O viento ca va
Mane e mane
Sott’ a ‘nu cielo zulu
‘O vient pe’ sempe
‘O vient mai ‘cchiù

Béka lon
Béka lon koo moloulé dèla
Kambolo di gnogoma
Béka lon
Béka lon koo moloulé dèla
Kahakilike keléndi keléndi

E chi nun cunusce ‘o scuro
Nun po’ capì ‘a luce
Nisciuno sape ‘a nato
Ognuno è sulo
‘Na stella guard’o munno
E dint’o munno se move
E chi è erba argento
Ghiaccio s’ arretrova
E ll’acqua ‘nfonn’ ‘e nave
Arrugginisce ‘e catene
‘E valig’ c’o’ spavo
‘E paur d’aier

Konko yè moloukan
Cbèlèya ye moloukan
Kèlè mabori lèno wokèla
Yankaro yé moloukan
Toroya yé moloukan
Kèlè maborì lèno wokèla
Alouye mirissa anyé fara
Kèlema tougna

Mane e mane
Int’ ‘a stu friddo che fa
‘O viento ca viene
‘O viento ca va
Mane e mane
Sott’ a ‘nu cielo zulu
‘O vient pe’ sempe
‘O vient mai ‘cchiù

Bèka lon
Bèka lon koo moloulè déla
Kambolo di gnogoma
Béka lon
Béka lon koo moloulè déla
Kahakilike keléndi keléndi

The Cinema Show

… arrivati a questo punto come non farvi ascoltare “The Cinema Show“?

Un brano a sfondo mitologico e davvero simbolico. Con due storie celebri raccontano il rapporto tra uomo e donna. La storia di Giulietta e Romeo, due ragazzi che hanno un appuntamento al cinema e si preparano, è solo la cornice delle ultime due strofe in cui Banks e Rutherford si riferiscono alla figura mitologica greca Tiresia.

E i Genesis, con The Cinema Show, le raccontano nel loro splendido modo. Questa è la canzone più amata dal gruppo in Selling England By The Pound, un brano che doveva esserci a tutti i costi. Giulietta e Romeo in chiave moderna e il subliminale riferimento al mito di Tiresia, con una profondità e sensibilità fuori dal comune per cinque ragazzi di 21 e 22 anni.

Se potete alzate il volume nella parte centrale del brano 😀

A casa dal lavoro la nostra Giulietta
Sparecchia il suo pasto mattutino
Si tampona la pelle con un bel profumo
Nascondendosi per attrarre
Farò il letto
Disse, ma si voltò per andare
Può arrivare in ritardo per il suo spettacolo al cinema?

Romeo chiude a chiave il suo appartamento al piano terra
E corre su per le scale.
A testa alta e cravatta a fiori
Un weekend milionario.
Farò il mio letto
Con lei stasera, lui piange
Può mai fallire armato della sua sorpresa al cioccolato?

Fai un piccolo viaggio con padre Tiresia,
Ascolta il vecchio parlare di tutto ciò che ha vissuto
Sono passato attraverso i poli, per me non c’è mistero
Una volta ero un uomo, m’infuriavo come il mare,
Una volta ero una donna, mi concedevo come la terra
Ma in effetti c’è più terra che mare

Fai un piccolo viaggio con padre Tiresia,
Ascolta il vecchio parlare di tutto ciò che ha vissuto
Sono passato attraverso i poli, per me non c’è mistero
Una volta ero un uomo, m’infuriavo come il mare,
Una volta ero una donna, mi concedevo come la terra
Ma in effetti c’è più terra che mare

Firth Of Fifth

Se nella musica esiste la perfezione questo brano ne è l’esempio … è dal 1973 che lo ascolto e ogni volta mi sconvolge per la sua bellezza. Sarà vero che crea dipendenza.

Firth Of Fifth è una metafora sullo scorrere (e la fine) della vita, vista come un fiume che corre per chilometri e defluisce in mare.

Gabriel scrive il testo e crede nel destino: la vita è un percorso già tracciato dall’inizio, come è segnato dal principio il percorso di un fiume che nasce, cresce, diventa più o meno grande in vari momenti del suo scorrere, ma poi termina sempre in mare.

É la vita.

Firth Of Fifth

(Il titolo è frutto di un gioco di parole ed è, per questo, non traducibile)

Il percorso è chiaro
Sebbene nessun occhio possa vedere
Il corso è stato stabilito molto prima
E così con Dei e uomini
La pecore restano nel loro recinto
Anche se molte volte hanno visto la via per uscire

Lui cavalca maestoso
Oltre case di uomini
A chi non interessa o fissa con gioia
Per vedere riflessi lì
Gli alberi, il cielo, la fatina dolce
La scena di morte giace appena sotto

La montagna tronca la vista della città
Come la crescita di un cancro è rimosso dal talento
Lascia che sia rivelato.
Una cascata, il suo madrigale
Un mare interno, la sua sinfonia

Canzoni ninfe
Sollecitate i marinai
Fino a essere attirati dal grido delle sirene

Ora che il fiume si disperde in mare
Così Nettuno ha rivendicato un’atra anima
E così con Dei e uomini
La pecore restano nel loro recinto
Fino a quando il pastore non porta via il suo gregge

Le sabbie del tempo sono state erose
Dal fiume del cambiamento costante.

Joyce per tutti

 

Lunedì 18 marzo 2019, è andato in onda su Rai Cultura la prima puntata di “Punto di svolta” dedicata a James Joyce.

E’ stata una grande manifestazione di come la Tv possa fare programmi di alto contenuto culturale e parlare a tutti, con un linguaggio comprensibile, di argomenti ritenuti difficilmente digeribili.  La Tv non è solo Vespa o Conti o Chi l’ha Visto!!!. Rivedetevi il programma su Raiplay e poi ne riparliamo.

Edoardo Camurri è andato a Dublino per dimostrare che l’autore dell’Ulisse (il libro più importante del ‘900) aveva intuito e dettagliatamente raccontato un mondo internettiano.

La scrittura di Joyce mossa da una specie di visioni psichedeliche e nei suoi personaggi si intravedono coincidenze con la rete di algoritmi che ci governano. Camurri ci ha spiegato come la mente del lettore sia sempre in movimento “il suo cervello venga continuamente trasformato dal libro, percorso dallo zigzag della forbicina elettrica che collega le sinapsi per costringerla ad associazioni impensabili“.

Gente di Dublino” trasforma la capitale d’Irlanda nel surrogato di tutte le capitali occidentali, così come “Ulisse” è il racconto “del giorno dei giorni“, mentre “Finnegans Wake” è il racconto di un sogno in un linguaggio ancor oggi intraducibile per cui non è ancora disponibile la traduzione integrale in italiano.

Grazie Joyce, per averci dimostrato cosa si può fare in Tv.

El lunes 18 de marzo de 2019, el primer episodio de “Turning Point” dedicado a James Joyce se emitió en Rai Cultura.
Fue una gran demostración de cómo la televisión puede hacer programas de alto contenido cultural y hablar con todos, con un lenguaje comprensible, sobre temas que se consideran difíciles de digerir. La TV no es solo Vespa o Conti o Chi l’ha visto !!!. Echa un vistazo al programa en Raiplay y hablaremos de ello.

Edoardo Camurri fue a Dublín para demostrar que el autor de Ulysses (el libro más importante del siglo XX) había intentado y detallado un mundo de Internet.
La escritura de Joyce se movió por una especie de visiones psicodélicas y en sus personajes podemos ver coincidencias con la red de algoritmos que nos gobiernan. Camurri nos explicó cómo la mente del lector está siempre en movimiento “su cerebro es transformado continuamente por el libro, atravesado por el zigzag de las tijeras eléctricas que vincula las sinapsis para forzarlo a asociaciones inimaginables”.
“Gente di Dublin” transforma la capital de Irlanda en el sustituto de todas las capitales occidentales, ya que “Ulisse” es la historia “del día de los días”, mientras que “Finnegans Wake” es la historia de un sueño en un idioma que aún se conserva. Indiscutible para el cual aún no está disponible la traducción completa al italiano.
Gracias Joyce, por mostrarnos lo que puedes hacer en la televisión.